Venerdì 25 Ottobre 2019 | ore 21.00

PRESENTAZIONE DEL LIBRO  

SMONTARE LA GABBIA 

presso il Centro Culturale Cascina Grande di Rozzano 

ingresso libero

Il movimento di liberazione animale ha avuto in Italia particolare rilievo negli ultimi anni, a partire dalle campagne contro pellicce e vivisezione sviluppate nei primi anni 2000 da gruppi radicali di ispirazione anarchica ed ecologista. Il culmine di interesse pubblico si è avuto, più di recente, con le mobilitazioni contro l’allevamento Green Hill. Le prassi adottate da associazioni e gruppi animalisti hanno portato a un panorama difficile da “leggere”, in cui convivono dibattiti, strategie e pratiche inedite, spesso in conflitto fra loro. Questa raccolta di saggi si propone di fornire una panoramica su alcune nuove frontiere interpellando collettivi, gruppi, studios* e attivist* che partecipano alla ricerca teorica e alle iniziative di questa galassia estremamente eterogenea. Un testo volutamente situato e partigiano, ma attento a cogliere non solo il carattere specista delle società moderne (e dell’Italia contemporanea, in modo particolare) ma anche le criticità dello stesso movimento e delle sue numerose anime interne. L’approccio intersezionale che attraversa la raccolta di scritti si avvale delle esperienze di ricerca e attivismo che hanno saputo mettere in connessione, fra gli altri, Animal Studies, transfemminismo queer, istanze antirazziste e anticapitaliste, resistenza animale e sociologia dei movimenti per articolare un discorso antispecista schierato contro il qualunquismo di un certo animalismo di destra o comunque “spoliticizzato”.

 

Niccolò Bertuzzi è membro di COSMOS (Centre on Social Movements Studies), ricercatore presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali della Scuola Normale Superiore e docente di Sociologia dei consumi. In precedenza ha conseguito il dottorato in Sociologia applicata e Metodologia della ricerca Sociale presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, e studiato nelle Università di Bologna, Torino, Sorbona a Parigi, Pompeu Fabra a Barcellona e Naciónal a Bogotà. I suoi ambiti di ricerca sono la sociologia politica e i movimenti sociali. Ha pubblicato alcuni articoli su riviste accademiche internazionali e una recente monografia intitolata I movimenti animalisti in Italia. Strategie, politiche e pratiche di attivismo (Mimesis 2018).

 

Marco Reggio è un attivista antispecista e ricercatore indipendente. Ha curato, con Massimo Filippi, l’edizione italiana del Manifesto Queer Vegan di Rasmus Simonsen (2014), la raccolta di saggi Corpi che non contano. Judith Butler e gli animali (Mimesis 2015) e, con feminoska, l’edizione italiana di Animali in rivolta. Confini, resistenza e solidarietà umana di Sarat Colling (Mimesis 2017). Si interessa di antispecismo, teoria queer, animal agency. Ha scritto su diverse riviste e siti fra cui “Liberazioni. Rivista di critica antispecista”, “Whatever. A transdisciplinary journal of queer theories and studies”, “Revista latinoamericana de Estudios Críticos Animales”, “aut aut”, “Lo Straniero”, “alfabeta2”, “Effimera”, “OperaViva”.

 


 La conferenza si articolerà intorno a due parole chiave: "crisi" e "futuro".
"Crisi" deriva dal latino crisis il quale ha una derivazione greca che significa "momento decisivo per compiere una scelta importante", ma anche "fase determinante di stati problematici che possono evolvere in senso favorevole o anche sfavorevole". Insomma, la crisi costituisce un delicato punto di passaggio per singoli, gruppi, istituzioni, civiltà.
Se si considera quest'ultimo aspetto - la crisi di civiltà - sappiamo che esso si è presentato in modo intermittente nella storia. Le crisi hanno costituito il punto terminale di cicli che avevano al loro interno problemi e contraddizioni portatrici di rinnovamento e progresso. La crisi dell'Impero Romano ha dato luogo al Medioevo, e l'esaurimento di questo ha aperto le porte al Rinascimento. Leggere la Storia significa percepire l'incedere faticoso da uno stato a un altro in un perenne sforzo di risoluzione delle difficoltà che gli "autoproclamati" Sapiens hanno dovuto superare in una prospettiva di progresso.
Ma questa è la nostra storia così come si è presentata fino a oggi. Ma per un domani ormai prossimo? Il destino dell'Occidente non potrebbe rispecchiarsi in quello di altre civiltà che si sono incamminate in un binario morto e si sono estinte? Purtroppo - a fronte di colossali fenomeni negativi di natura antropica che incombono sul Pianeta - dobbiamo chiederci se le scelte della nostra civiltà non costituiscano i primi segnali evidenti dell'autodistruzione.

Da qui la riflessione sulla seconda parola chiave: "futuro". Il futuro è assicurato. La freccia del tempo marcia sempre in avanti. Ma quando usiamo l'espressione "esiste una prospettiva futura?", accompagniamo la frase con un carico di speranza: vogliamo sapere se davvero esiste una prospettiva che renda degna la nostra esistenza. E allora, senza barare nel nostro intimo, proviamo a chiedercelo: "esiste una prospettiva futura?" E se esiste, per quale stretta via l'essere umano potrà conquistarla?enza ed alla libertà.


Archivio conferenze


2018

2017


2016

2015

2014

2013

2012